Introduzione alla Comunicazione

Parlare di comunicazione è ormai di moda e conoscerne almeno le caratteristiche essenziali è diventato indispensabile nelle nostre relazioni e nelle nostre azioni quotidiane, sia private che nel mondo lavorativo.

  Che il mondo sia permeato dalla comunicazione sembra ovvio: comunicano la politica, la pubblicità, la famiglia, la scuola, i mass media; perfino le malattie e le reazioni dell’organismo sono spesse descritte in termini di (errori di) comunicazione. Anche la parola “comunicazione” è relativamente nuova, almeno nel senso in cui la usiamo oggi. Ancora nel 1941, il dizionario Zingarelli definiva il verbo “comunicare” solamente nei termini di “far partecipe, rendere comune ad altri, dividere insieme” e il sostantivo “comunicazione” come partecipazione, mezzo di corrispondere, impulso, trasmissione, passaggio”, traendo esempi principalmente dai mezzi di trasporto fisici e soltanto secondariamente e senza speciale distinzione da quelli informativi: “comunicazione ferroviaria, stradale, marittima, telegrafica, aerea”.

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Quindi, cosa vuol dire comunicare? In termini etimologici, significa fare in modo che due o più entità o oggetti acquisiscano qualcosa in comune (deriva infatti dal latino communis). Ciò può avvenire tra entità fisiche o soggetti animati o umani. Pensiamo a un libro che comunica una storia, un giornale che comunica una notizia, un terremoto che comunica paura. Tra gli esseri umani la comunicazione è generalmente  un atto intenzionale e può avvenire attraverso vari linguaggi.  Non solo attraverso lingue parlate, ma anche attraverso tutte le forme in cui il corpo può contribuire a mettersi in relazione con altri, come mediante l’emissione di suoni, il ricorso alla mimica facciale, ai gesti, all’abbigliamento.

Secondo uno schema molto generale, c’è comunicazione quando un emittente trasmette un messaggio a un ricevente, attraverso un canale che funge da supporto per il trasferimento e mediante un mezzo (un apparecchio radiofonico, un computer) che realizza materialmente la comunicazione. Per riassumere i concetti citati sopra, è utile dare un’occhiata al celebre schema che Roman Jakobson (1963) dà della comunicazione, in termini di “sei fattori” sempre presenti in quanto costituiscono il quadro sintattico di ogni comunicazione.

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Inoltre, secondo Jakobson, ai sei fattori della comunicazione verbale, corrispondono sei funzioni del linguaggio, in particolare:

  1. La funzione referenziale o informativa (incentrata al contesto). Essa avviene quando l’emittente parlando dà delle informazioni al ricevente che vanno spesso al di là del semplice significato delle parole che utilizza e che derivano da un insieme di fattori sociali, economici, politici che riguardano lo stesso emittente (per esempio, un accento particolare può indicare la provenienza geografica di chi sta parlando). 
  2. La funzione emotiva (riferita al mittente): avviene quando il mittente cerca di mostrare, nel proprio messaggio, lo stato d’animo, utilizzando vari mezzi, come una particolare elevazione o modulazione del tono della voce.
  3. La funzione conativa o persuasiva (riferita al destinatario). Essa si ha (dal latino conari = intraprendere, tentare), quando il mittente cerca di influire sul destinatario, come mediante l’uso del vocativo o dell’imperativo (può essere espressa come una supplica, una minaccia, un suggerimento o anche solo un’osservazione)
  4. La funzione fàtica (riferita al contatto), (dal latino fari = pronunciare, parlare e dalla radice di grado forte “φα-” del verbo greco “φημί”) quando si cerca di richiamare l’attenzione dell’ascoltatore (“Pronto?”, “Mi senti?”).
  5.  La funzione poetica (riferita al messaggio) si ha quando, orientandoci sul messaggio, si pone al centro dell’attenzione l’aspetto fonico delle parole, la scelta dei vocaboli e della costruzione formale. Questa funzione poetica non appare solamente nei testi poetici e letterari, ma anche nella lingua di tutti i giorni, nel linguaggio infantile o in quello pubblicitario.
  6. La funzione metalinguistica (riferita al codice) avviene  quando all’interno del messaggio sono presenti elementi che definiscono o ridefiniscono il codice stesso, come chiedere e fornire chiarimenti su termini, parole e grammatica di una lingua (per esempio quando si chiede a qualcuno di ripetere quello che ha detto, oppure quando si chiede il significato di una determinata parola). 

Terminato questo breve excursus teorico (e un po’ noioso, ma necessario per chi si affaccia per la prima volta sul mondo della comunicazione), concludo svelandovi che la comunicazione è molto di più di tutto questo. E’ partecipazione. Contatto tra più parti. E’ trasferimento di risorse. E’ passaggio di informazioni. E’ scambio. E’ relazione sociale. E’ creatività. E’ innovazione, una crescita continua. 


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